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Canederli, la tradizione contadina a tavola

di Valentina

1 dicembre 2008

Di ritorno da un week end in Trentino vi posto questa ricetta dei fantastici, calorici, invernali e sfiziosissimi canèderli, che ho assaggiato a Bolzano e che resteranno imperituramente appuntati nella mia agendina gastronomica. I canederli, o knodel, tipico piatto della tradizione contadina, sono grosse “polpette” di pane, formaggio e speck. Li ho provati alla birra, agli spinaci e in brodo. La ricetta che vi propongo è proprio quella con brodo di carne.

Ingredienti:

  • 2 litri di brodo di carne
  • 40 gr di farina
  • 200 gr di pane raffermo
  • 100 gr di speck
  • 30 gr di burro
  • 150 ml di latte
  • una spolverata di pepe
  • 2 uova di gallina
  • 1 piccola cipolla
  • una spolverata di noce moscata
  • 2 cucchiai di prezzemolo

Preparazione

In una scodella mettete il pane tagliato a dadini. Sbattete le uova con un pizzico di sale e pepe e aggiungetele al pane insieme al latte. Mescolate e fate riposare per due ore coprendo la scodella con uno strofinaccio.

Mescolate di tanto in tanto il composto in modo tale che tutto il pane si inzuppi ma senza spappolarsi.

Dopo due ore fate un soffritto in olio d’oliva con speck e cipolla, finemente tritati, e il burro. Aggiungete al pane ammorbidito il soffritto, il prezzemolo tritato, la noce moscata e la farina.

Mescolate e fate riposare mezz’ora. Trascorsa la mezz’ora formate con l’impasto palline di 8-10 centimetri di diametro. Se si appiccicano troppo alle mani, bagnate le polpette nell’acqua. Fate rotolare i canederli nella farina.

Quando il brodo bolle, mettetici tutti quanti i canederli e fateli cuocere a fuoco basso per almeno 15 minuti. Quando vengono a galla sono cotti. Potete servirli in brodo o con burro e salvia.

P.s.: il piatto che ho mangiato io aveva come ingrediente del brodo anche un po’ di erba cipollina. Squisita!

P.p.s.: Attenzione a non esagerare.

Il parampampoli riscalda l'inverno

di marta

22 ottobre 2007

Il freddo di questi giorni entra nelle ossa e sembra non volersene più andare, neanche sotto coltri di abiti pesanti. Non resta che sorseggiare una bevanda speciale, prodotta solo in Valsugana, il cui nome ricorda foreste incantate e folletti dispettosi: il mitico parampampoli. Nato, per caso o per arguzia, da una miscela inventata dall’oste Purin Giordano negli anni ’50, questa bevanda, dall’inconfondibile gusto, rimane impressa in chi ha avuto la fortuna di assaggiarla. A me è capito nel tempio indiscusso del parampampoli, al Rifugio Crucolo a Scurelle, in provincia di Trento, all’inizio della Val Campelle. Dopo un viaggio ai limiti della sicurezza (soprattutto se fatto su un pullman), tra mulattiere e boschi, torrenti e salite vertiginose, la conoscenza con questa delizia è stata più che meritata. Il parampampoli è preparato con caffé, vino, grappa miele e zucchero e viene servito ancora fiammeggiante. In tutto fa 24° ma, posso assicurare che, l’odore, probabilmente reso maggiormente intenso dal calore del fuoco, sembra quello di un liquore molto più forte ed alcolico. L’effetto digestivo a fine pranzo è assicurato. Lo si può preparare anche a casa ma soltanto acquistandone una bottiglia, direttamente online sul sito del rifugio oppure in pochissimi punti vendita, perché la ricetta è segreta. La bottiglia va agitata prima di versarne il contenuto desiderato in un pentolino posto sul fuoco. Quando il parampampoli inizia a bollire, gli si da fuoco con un fiammifero e lo si mescola. Va servito ancora con la fiamma in tazzine possibilmente robuste