Archive for Luglio, 2007

Zucchine alla farcia di tofu e zucchine

Mercoledì, Luglio 25th, 2007

Ingredienti per 4 persone:
8 zucchine
150 gr di tofu
100 gr di piselli
100 gr di carote
1 scalogno
olio extravergine di oliva
timo
mentuccia
pangrattato
sale

Preparazione
Cuocete al vapore le zucchine per 20 minuti poi tagliatele a metà per il lungo, svuotatele e frullate la polpa. Tritate finemente uno scalogno e fatelo rosolare con l’olio. Aggiungete la polpa delle zucchine frullata e fatela asciugare. Poi toglietela dalla padella e aggiungetevi il tofu frullato. Intanto sbollentate i piselli e ripassateli nella padella dello scalogno con le carote tagliate a fiammifero. Aromatizzatele con il timo. Unite le carote ed i piselli con il composto di tofu e zucchine, aggiustate di sale e aggiungete delle foglie di mentuccia tritate. Con questa farcia riempite le zucchine. Oliate una teglia da forno, spolverizzatela di pangrattato e disponetevi le zucchine farcite. Conditele con un filo d’olio e cospargetele di pangrattato. Fate cuocere per circa 30 minuti a 200 gradi.

Le regole eccessive degli ortoressici

Martedì, Luglio 17th, 2007

L’ortoressia è un disturbo dell’alimentazione non ancora ufficialmente riconosciuto nel mondo psichiatrico ma ugualmente molto diffuso. ‘E’ una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche”, si legge sulla pagina di Wikipedia dedicata a questa particolare mania per le regole alimentari. Scoperta per la prima volta dal dietologo Steve Bratman nel 1977, autodefinitosi ex-ortoressico, si manifesta nelle persone che hanno paura di ingrassare o di compromettere la propria salute. Nei casi meno gravi l’ortoressico non arriva a comportamenti dannosi, ma nei casi in cui il disturbo raggiunge stadi più seri l’individuo modifica persino il proprio stile di vita, fino ad isolarsi da chi non comprende le sue paure e ride di lui. In questi casi l’ortoressico sarebbe capace di lasciarsi morire di fame piuttosto che accettare di mangiare cibi considerati nocivi o che possono costituire un pericolo per la sua salute. Tendenzialmente chi soffre di questo disturbo non è dotato di una buona cultura né di una particolare conoscenza nei campi in cui decide le proprie regola, ma si basa più su semplici deduzioni o sui luoghi comuni che coincidono con le sue idee. Di solito ritiene giusto ed adeguato solo quello che comprende e quindi, il più delle volte, solo teorie semplicistiche. Fortunatamente non sono molti gli ortoressici classici, anche se la crescente importanza del rapporto alimentazione-salute ha permesso a molti modelli alimentari di perdere completamente il senso dell’equilibrio nella ricerca di arrivare in modo automatico e diretto ad un benessere psico-fisico. Non esistono cure ufficialmente riconosciute, l’unico consiglio è quello di rivolgersi a persone qualificate, capaci di spezzare il circolo vizioso della patologia, restituendo all’individuo fiducia in se stesso e positività nei confronti della vita sociale e personale.

Ma come si fa a capire se si soffre di ortoressia?

Bratman ha formulato un questionario proprio per identificare questa psicopatologia. Secondo il test di Bratman, una risposta affermativa a più di 4 domande classifica all’inizio dell’ortoressia:

  1. Spendi più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione?
  2. Pianifichi i tuoi pasti diversi giorni prima?
  3. La possibilità che i cibi che assumi ti facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli?
  4. Lo stato di ansia nella tua vita è aumentata da quando hai riflettuto sulla tua alimentazione?
  5. Sei diventato più severo con te stesso nei confronti del tuo comportamento quotidiano e alimentare?
  6. La tua autostima aumenta quando ti alimenti in modo corretto?
  7. Hai eliminato radicalmente diversi cibi che ti piacevano in favore di cibi più salutari?
  8. Ti riesce più difficile mangiare fuori casa, in ristoranti diversi?
  9. Ti senti in colpa quando non mangi in modo corretto?
  10. Ti senti in pace con te stesso e in pieno controllo quando mangi in modo corretto?

Per regalarti un sorriso mangia un gelato

Lunedì, Luglio 9th, 2007

Gli scienziati Nicu Sebe e Theo Gevers dell’Università di Amsterdam hanno scoperto che il gelato aumenta la felicità, surclassando persino la cioccolata. Lo rende noto l’Igi, l’Istituto del Gelato Italiano, che ha esaminato il legame tra cibo e sfera emotiva gratificatoria ed ha poi stilato una classifica degli alimenti più amati. Per poter fare ciò è stato essenziale l’innovativo software inventato dai due scienziati olandesi. Il programma permette di definire le emozioni delle persone solamente studiando il cambiamento dei tratti del viso al momento dell’interazione con il cibo. Per fare questo, segna le parti del viso che si muovono quando si cambia espressione e attribuisce ad ogni elemento un punteggio corrispondente a sei emozioni fondamentali: felicità, sorpresa, rabbia, disgusto, paura e tristezza. A riprova il software è stato utilizzato per decifrare il sorriso più enigmatico della storia, quello della Gioconda. Il programma è riuscito a definire alla perfezione l’espressione della Monna Lisa, in linea con quella che è l’interpretazione più accreditata, stabilendo che il sorriso per l’83% esprime felicità ed è condizionato solo in piccola parte da emozioni negative come il disgusto (9%), la paura (6%) e la rabbia (2%). Dopo questa prova del nove il software è stato applicato per la ricerca su oltre 300 italiani. Il risultato è eclatante. Quando mangiamo un gelato il nostro volto esprime per l’86% felicità, ben 22 punti in più rispetto alla media europea e 25 rispetto al cioccolato. Tutt’altra espressione, invece, quando si mangia una mela o si assaggia uno yogurt: rispettivamente l’89% e l’86% degli italiani assume un’espressione definita neutrale, ben lontana dalla felicità. Sempre meglio, in ogni caso, del sentimento di rabbia che il 26% delle persone esaminate ha dimostrato di provare mangiando una barretta di cereali.

Pasta con le sarde

Lunedì, Luglio 2nd, 2007

Ingredienti per 6 persone:
540 gr di Bucatini
400 gr di sarde fresche diliscate
20 gr di Acciughe salate
400 gr di finocchietto selvatico
100 gr di cipolla
50 gr di uvetta sultanina
30 gr di pinoli
50 gr di pangrattato
30 gr di caciocavallo grattuggiato
70 gr di olio extravergine di oliva
sale, pepe

Preparazione:
Lessate il finocchietto, pulito e lavato, in abbondante acqua salata. Quando sono cotti, scolateli e tritateli grossolanamente. Conservate l’acqua di cottura. Fate un trito con la cipolla e soffriggetela nell’olio. Quando è appasita aggiungete i filetti di acciuga dissalati e spappolateli con l’aiuto di un cucchiaio di legno. A parte fate rinvenire l’uvetta con un pò di acqua tiepida, quindi unitela al soffritto insime ai pinoli e alle sarde. Dopo qualche minuto aggiungete anche i finocchietti. Terminate la cottura a fuoco basso. Cuocete i bucatini nell’acqua dei finocchietti e scolateli al dente. Versate in un tegame la pasta con tutto il condimento e mscolate per qualche secondo. Lasciate riposare per qualche minuto, a fuoco spento, e servite con il pangrattato leggermente tostato e il caciocavallo grattuggiato.

Ricette trovata sul supplemento di Repubblica, ‘Salute’.